Se vuoi dimagrire veramente, ma soprattutto vuoi diventare Magro o Magra Naturale per Sempre, per essere sicura di raggiungere il tuo obiettivo, non solo devi avere obiettivi chiari, ma devi anche avere ben chiaro qual è il tuo problema.
Ma come, dirai. Non è sufficiente il fatto che devo Dimagrire? Sono Ingrassata 20 kg, questo è il mio problema. Oppure devo Dimagrire 10 kg.
No, non è questo il tuo problema e non è sufficiente dire questo.
Emerge continuamente che ognuno di noi, pur accumunati da una situazione simile, il sovrappeso o l’obesità, abbiamo però problemi diversi.
Sara mi confida: ho attacchi di fame nervosa. Mara mi racconta: non resisto ad abbuffate di dolci e “zozzerie” varie. Angela sa di mangiare troppo, lo sa, ma non riesce a limitarsi. Simona invece alterna diete ipocaloriche rigidissime a periodi di sbacamento totale.
Tutte vogliono Dimagrire 20 kg, ma i loro problemi sono molto diversi.
Definire chiaramente il problema e le sue caratteristiche, permette di non perdere tempo in tentativi inutili di cercare di risolvere qualcosa, per poi rendersi conto dopo, che un’altra azione sarebbe stata di gran lunga più efficace.
Se sei ingrassata 20 kg perché non resisti alla solitudine, alla noia, al dolore, pensi che una bella dieta drastica riuscirà a risolvere il tuo problema?
Quindi: se vuoi darti da fare per un cambiamento concreto e reale, se vuoi dimagrire per sempre, fermati e definisci il tuo problema.
Definiscilo con il maggior numero di descrizioni possibili, guardandolo da tutte le angolazioni. Prova anche a vederti come ti vedrebbero gli altri. In maniera però concreta e non fumosa.
Non è sufficiente dire “mi abbuffo”. Ma come ti abbuffi, quando lo fai, sei sola o sei in compagnia? Ti siedi? Mangi con le posate o usi solo le mani? Che cosa succede prima e dopo quella che tu definisci un’abbuffata.
Ti voglio ricordare, ancora una volta, prima di rispondere a queste domande, che il problema non sono i 20 Kg in più. Il problema se mai potrebbe essere “Mangio sempre troppo”. Però, poi, quel troppo lo devi definire concretamente.
“Troppo” non può essere immortalarlo in una fotografia, per quanto bella essa sia. Mentre, per esempio, una bella bistecca da mezzo chilo o un piatto strabordante di spaghetti, quello si, quello lo puoi immortalare con una fotografia ed è concreto.
Più rendi concreto e fotografabile il tuo problema e più ti sarà facile trovare la giusta soluzione.
Enrica
PS: fra qualche giorno, se vorrai approfondire questo concetto, troverai un mini corso gratuito che potrai scaricare usando un modulo, che metterò in alto, alla tua destra.



Ciao Enrica,
bel post, come al solito permette di riflettere molto.
Ne approfitto per dirti che mi piace il nuovo blog, è più arioso e molto più leggibile.
Ti ho seguito nel vecchio e mi farà piacere seguirti anche qui.
Cercherò di fare come dici. Fotografare il mio problema.
Rita
Cara Enrica,
sei, come sempre, chiara e illuminante sulle questioni che contano e che possono realmente aiutare ad ottenere risultati CONCRETI E GRATIFICANTI!
La differenza tra linguaggio astratto “mangio troppo, dovrei mangiare poco, vorrei cambiare stile alimentare etc. etc.” e il linguaggio concreto è fondamentale. La tua metafora della foto la trovo davvero chiara, accende nuove idee, fa suonare il giusto campanellino… fa vibrare le corde giuste, Brava!
Del resto, mi permetto di aggiungere, la nostra mente lavora per immagini se non riesce a vedere chiaramente, come una foto appunto, un obiettivo pur volendo, pur impiegando tutta la forza di volontà, non sa cosa fare, come farlo, dove andare e a noi resta la falsa impressione di aver fallito.
Questo lo sappiamo bene per esperienza, se stiamo in una stanza totalmente buia anche obiettivi semplici come sedersi, prendere un bicchiere d’acqua o aprire una finestra diventano imprese quasi impossibili. Se la mente non VEDE…non può realizzare…
LA MENTE REALIZZA CIò CHE VEDE! Spesso lo dimentichiamo,
Grazie per averlo ricordato così bene.
Antonio
Rita, sono contenta che hai ricominciato ad interagire con il blog … e quindi con me.
Spero che in questa nuova sede trovarei spunti e riflessioni che ti saranno utili.
Antonio,
Hai, il dono, come sempre, di sintetizzare e mettere in evidenza il succo del discorso.
Enrica
Ciao Enrica,
ti ricordi di me (ci siamo conosciute al tuo seminario a Roma di fine gennaio)?
Sono stata un pochino impegnata in questi ultimi 9 mesi
Ora ho una bellissima bimba e torno a scrivere sul tuo nuovo Blog (che comunque ho continuato sempre a seguire in silenzio). Sono contentissima di vedere che come avevi già annunciato hai un nuovo sito. Lo trovo molto bello anche, se come dici tu, ancora stai traslocando. Sono sicura che diventerà meraviglioso! Riesci sempre e comunque ad essere chiara nelle varie spiegazioni. Adesso non resta che cercare di seguire i tuoi preziosissimi consigli che comunque mi hanno già permesso di definire molto meglio il mio problema. Ti faccio gli in bocca al lupo per questa nuova avventura. Rimarrò sempre una tua accanita sostenitrice.
Ciao Enrica,
ho scoperto oggi il tuo interessantissimo blog:
mi ha colpito al cuore la poesia di Margherita Guidacci …
“Le sbarre d’ombra sono le vere sbarre, non saranno divelte.
Tu confini con l’aria, tocchi gli alberi, cogli i fiori, sei libera,
e sei tu stessa la tua prigione che cammina.”
… così ho iniziato ha leggere qua e la.
Arriva ora la prima registrazione, per il momento non mi resta che ringraziarti per il tempo che dedichi a dar voce a questi problemi che spesso sono liquidati come stupidi e superficiali, ma che celano invece una notevole profondità.
ciao,
Lucia
Cara Gaia,
impossibile dimenticarti, come tutti gli altri che ho incontrato in quella occasione, compresa l’unica “particella di sodio”.
Mi piacerebbe rivedervi tutti.
Ad ottobre, confidando in una bella ottobrata come Roma riesce spesso a regalare, pensavo di proporre un incontro domenicale in un parco.
Prima non mi è possibile.
Se seguirai il Blog, lo comunicherò ufficialmente almeno due settimane prima.
A presto e se hai bisogno, sai dove trovarmi
Enrica
Lucia, nessun disagio o problema è mai “stupido”.
Se esiste, non ha nessun senso classificarlo come stupido o intelligente.
Ha senso solo risolverlo.
Poi, solo dopo che lo hai risolto, può capitare di rendersi conto di aver consumato tante energie per qualcosa che era tutto sommato semplice da affrontare.
E’ come cercare disperatamente qualcosa al buio e non rendersi conto che l’interrutore della luce è a portata di mano. Ma se è buio … l’interruttore non lo vedi.
Banale, ma reale!!!
Enrica